Tumore della cervice uterina

  • Epidemiologia : 
    Il carcinoma della cervice uterina (o tumore della portio) è una delle neoplasie più frequenti nelle donne sotto i 50 anni. Ogni anno ne vengono colpite circa 3500 donne in Italia e circa 500000 nel mondo. Grazie all’introduzione e alla diffusione del pap test come metodica di screening, attualmente l’incidenza è in diminuzione nei paesi ad alto sviluppo socio-economico mentre è ancora molto frequente nei paesi più poveri. Il pap test rappresenta uno strumento di prevenzione fondamentale perchè permette di diagnosticare le lesioni pre-cancerose e di trattarle prima che progrediscano verso la forma tumorale invasiva. Gran parte delle neoplasie invasive viene infatti diagnosticata in donne mai sottoposte al papt est. Secondo i dati ISTAT, dopo 50 anni dall’inizio dei programmi di screening basati sul pap test, si registra una riduzione dei nuovi casi e della mortalità di quasi il 70% nella fascia di donne tra 20 e 54 anni. 

    Cause : 
    L’infezione persistente da papilloma virus umano (HPV) è la causa necessaria per lo sviluppo del tumore della cervice uterina. La sola infezione virale non è però sufficiente a causare il tumore: altre condizioni, o “cofattori”, concorrono allo sviluppo della malattia. Alcuni di questi sono noti ed evitabili, come ad esempio il fumo di sigarette, mentre altri sono legati alle caratteristiche proprie di ogni persona.

    Sintomi : 
    Uno dei primi sintomi di un tumore al collo dell’utero, anche in fase iniziale, è un sanguinamento vaginale anomalo che puo’ manifestarsi dopo i rapporti sessuali, in menopausa o tra una mestruazione e l’altra nelle donne in età fertile. Questo sintomo, sebbene spesso correli anche con condizioni benigne, non deve essere mai sottovalutato. Con il progredire della malattia si possono presentare perdite vaginali maleodoranti e, in conseguenza dell’interessamento degli organi circostanti, dolore pelvico o lombare importante. Solitamente i sintomi si manifestano quando il tumore ha assunto caratteristiche di invasività e per questo motivo è fondamentale eseguire regolarmente il pap test per diagnosticare la malattia quando ancora non ha dato nessun disturbo. 

    La diagnosi e la stadiazione : 
     Dopo il risultato positivo di un pap test è necessario sottoporsi ad un esame diagnostico di secondo livello: la colposcopia. Con questo esame è possibile visualizzare alterazioni sul collo dell’utero che non sono visibili ad occhio nudo ed effettuare un piccolo prelievo di tessuto, la biopsia, per conoscere la natura della lesione. Quando il tumore è più voluminoso è possibile diagnosticarlo durante la sola visita ginecologica. Anche in questo caso è necessario confermare il sospetto con un prelievo bioptico. Dopo la conferma di tumore invasivo la paziente viene sottoposta ad alcuni esami che sono necessari per “stadiare” la malattia ovvero comprendere se e quanto il tumore abbia infiltrato i tessuti circostanti o dato metastasi a distanza. In base alla stadiazione e alle caratteristiche della paziente (età, desiderio di conservare la fertilità, presenza di altre malattie concomitanti) viene deciso il trattamento. 

    Il trattamento : 
    Il trattamento deve essere modulato sulle caratteristiche del tumore ma, sopratutto della paziente. Per questo motivo, dopo aver accuratemente stadiato la malattia, è compito del ginecologo presentare e spiegare nel dettaglio le possibili opzioni terapeutiche in modo che il percorso di cura possa essere affrontato in maniera consapevole. Quando il tumore viene diagnosticato allo stadio preinvasivo o microinvasivo la conizzazione cervicale, mediante ansa diatermica (LEEP) o la conizzazione laser rappresentano il trattamento di prima scelta. La diffusione del tumore avviene coinvolgendo i tessuti circostanti (vagina e utero) e, attraverso la via linfatica, i linfonodi regionali. Le metastasi a distanza sono invece più rare e tardive. Le pazienti con una malattia in stadio iniziale possono essere trattate con l’isterectomia radicale e l’asportazione dei linfonodi pelvici.

     La percentuale di cura a 5 anni è dell’85-90%. Risultati analoghi sono ottenuti anche con il trattamento radiochemioterapico concomitante in quelle donne che non possone essere sottoposte a chirurgia. In alternativa nella donna giovane che desidera mantenere la possibilità di avere figli puo’ essere valutata un opzione che permetta la conservazione dell’utero ma nello stesso tempo garantisca una cura efficace del tumore. 

    Queste opzioni sono spiegate più dettagliatamente nella sezione “conservare la fertilità”. Per le pazienti con una malattia in stadio avanzato, il trattamento di scelta è rappresentato dalla radioterapia combinata ad una chemioterapia radiosensibilizzante. Tanto più è grande il tumore tanto più è probabile che siano presenti metastasi ai linfonodi.

     Prima di iniziare il trattamento puo’ essere eseguito un intervento di linfoadenectomia per valutare l’interessamento linfonodale e, nel caso di metastasi linfonodali, la radioterapia puo’ essere estesa ad un area maggiore. Nel nostro centro, come in altri centri in Italia e nel mondo, alla paziente con tumore del collo dell’utero localmente avanzato, in alternativa al trattamento standard chemio-radioterapico, viene proposto una chemioterapia neoadiuvante (che facilita) e precede la chirurgia.

     La scelta di questo tipo di trattamento è legata allo stadio della malattia, alla status linfonodale e all’età della paziente. Il cisplatino, l’ifosfamide e ol paclitaxel sono farmaci i più attivi.

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